Nolo Services SA risponde ma non convince…

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Con lettera datata 4 luglio 2014, l’avvocato Samuel Maffi ha spedito al sindacato Unia una raccomandata con la quale invoca il diritto spettante alla sua “assistita”, la Nolo Services SA, di rispondere, con una propria esposizione dei fatti, all’inserimento della stessa nella nostra black-list. Precisiamo che, sempre lo stesso avvocato, aveva contattato il sindacato Unia ben due settimane prima l’attivazione del sito chiedendo che la sua “assistita” non vi figurasse…

Torniamo al diritto di risposta che concediamo volentieri. Negli allegati, esponiamo tutta la documentazione inviataci della ditta Nolo Services SA.

Iniziamo dal comunicato stampa. L’accusa principale mossaci è che Unia avrebbe generalizzato quello è un «caso isolato e particolare». Per “dimostrare” ciò, il signor Adriano De Gasparo, amministratore unico della società, presenta alcune buste paga di tre collaboratori (e un contratto). Con queste “prove”, il signor De Gasparo pensa di aver dimostrato come la «Nolo Services SA non effettua dumping salariale e contesta pertanto il proprio inserimento nella black-list». Un po’ poco e un po’ semplice. Quando effettuiamo un controllo in una ditta, analizziamo tutte le buste paga di ogni dipendente, nonché i conteggi delle ore lavorate e la tracciabilità dei versamenti salariali effettuati e, soprattutto, parliamo con gli stessi lavoratori. Non bastano una busta paga per lavoratore per convincerci che non esista dumping salariale in una ditta. L’unico controllo realmente efficace è quello eseguito a tappeto. Infine, non è il datore di lavoro che deve decidere quali documenti inviarci. In questo senso, il fatto che «l’autorità preposta alla tutela del lavoro aveva già effettuato presso Nolo Services SA tutti i controlli del caso, confermando l’assoluta regolarità [sottolineatura nostra] dell’azienda nella stipulazione dei contratti di lavoro e nelle modalità di retribuzione dei dipendenti» non costituisce una prova inconfutabile di quanto da noi affermato. Anche perché, ci chiediamo come possa essere sfuggito all’autorità di controllo un contratto da 1’300 franchi lordi, poi sceso a 1’000 franchi lordi per una durata di lavoro settimanale pari a 42 ore…!

E qui arriviamo al dunque. Il comunicato stampa conferma senza ombra di dubbio che la Nolo Services SA pratica il dumping salariale. Infatti, per la stessa mansione, due dipendenti ricevono salari profondamente diversi. Il dipendente TF ha un salario lordo di 1’300 franchi (poi di 1’000 franchi lordi), mentre il dipendente BM riceve un salario di 2’000 franchi lordi al mese, ma lavorando al 50%! Fate voi. La giustificazione che il dipendente TF non aveva «alcuna esperienza nel settore della rappresentanza» non può assolutamente giustificare un salario da fame: 964 franchi netti per il mese di aprile 2013! È paradossale che il dipendente TF, pur con soli 4 mesi di esperienza quale «autista e addetto al montaggio, allo smontaggio e alla pulizia di wc chimici» (cfr. comunicato stampa), percepiva 1’500 franchi lordi per 21 ore settimanali…

Lo domanda centrale, però, una sola: è tollerabile pagare in Ticino una persona che lavora al 100% con un salario di 1’000 franchi lordi? Per noi no. E poco importa che sia un “caso isolato e particolare” – fatto ancora da dimostrare -, è comunque uno di troppo.

Infine, ci permettiamo di chiedere al signor De Gasparo se non considera opportuno compensare retroattivamente il dipendente TF, pagandolo come il suo collega… tanto per dimostrare che l’uguaglianza non è un concetto astratto.

Allegato1 Allegato2 Allegato3 comunicato stampa a valere quale testo di risposta lettera raccomandata a UNIA di data 4 7 2014