Menzogne granitiche… 2/12/14
doc 2_ Comunicato_stampa_AIGT_17_6_2014doc 1_Lettera AIGT_23_6_2013Contratto Bettazza Graniti SAbuste paga Bettazza Graniti SA

 

Nel 2011, l’Associazione industrie dei graniti marmi e pietre naturali del Ticino (AIGT) -l’organizzazione dei proprietari delle cave ticinesi – rompeva unilateralmente il contratto collettivo di lavoro nel ramo del granito e delle pietre naturali. Quale pretesto banale, i “cavisti” hanno invocato il rifiuto di accordare l’aumento di 50 franchi mensili previsto automaticamente dallo stesso contratto. Naturalmente l’obiettivo padronale era molto più consistente: liberarsi da qualsiasi obbligo contrattuale in modo da poter esercitare un tasso di sfruttamento quasi totale, aumentando, di conseguenza, i loro margini di profitto. Per gli scalpellini, ciò poteva significare: la scomparsa di salari minimi decenti e vincolanti (aprendo così la strada al dumping salariale), l’annullamento del prepensionamento a 60 anni, la scomparsa della 13a mensilità, 4 settimane di vacanza invece di 5, una riduzione importante della copertura di guadagno in caso di malattia, ecc. Molto banalmente, per gli scalpellini si apriva un futuro duro quanto la pietra che tagliano e lavorano in Riviera e in Valle Maggia.

Per completare la loro manovra – disporre a piacimento della forza lavoro -, i proprietari delle cave dovevano evitare di finire sotto il Contratto Nazionale Mantello per l’edilizia principale in Svizzera (CNM), un quadro contrattuale sostanzialmente paragonabile a quello che di categoria appena affossato. Dopo un vuoto contrattuale durato quasi due anni, i padroni delle cave sono frenati nella loro strategia: a partire dal 1° febbraio 2013, per decreto del Consiglio Federale, il settore del granito ticinese è assoggettato al CNM, nonostante il ricorso inoltrato e perso dalla AIGT. Non domi, i “cavisti” inaugurano, a partire da questo momento, un braccio di ferro legale nel tentativo di sottrarsi anche agli obblighi del CNM. La loro azione è volta a trovare la strategia per fuoriuscire dal campo di applicazione del CNM in occasione del suo rinnovo che inizierà nella primavera del 2015. L’argomento di fondo che sarà usato per giustificare questa ennesima fuoriuscita contrattuale è semplice: l’estrazione e la lavorazione della pietra non sarebbe un’attività legata all’edilizia ma piuttosto di natura industriale…

Logorati da un vuoto contrattuale che ormai dura dal 2011, gli scalpellini e le loro organizzazioni sindacali, dopo aver fatto ricorso a diverse forme di mobilitazione, scioperano lo scorso 16 giugno, rivendicando l’applicazione di un contratto collettivo di lavoro. Tralasciando la brutalità con la quale i padroni delle cave cercano di reprimere prima, durante e dopo gli operai che lottano per i loro diritti fondamentali, lo sciopero provoca l’intervento di mediazione del presidente del Consiglio di Stato, ossia Manuele Bertoli. La mediazione spinge le parti in conflitto a sedersi al tavolo per tentare di definire un accordo passerella valido sino a fine 2015. È notizia di giovedì 27 novembre che l’AIGT ha fatto saltare le trattative. I “cavisti” hanno preteso la dichiarazione di rispetto del contratto collettivo di lavoro, necessaria affinché le ditte del granito possano partecipare agli appalti pubblici, in cambio del ripristino del contratto collettivo di lavoro nel ramo del granito e delle pietre naturali alle condizioni salariali di fine 2011 e senza nessuna garanzia in merito al mantenimento del pensionamento anticipato a 60 anni. Una posizione naturalmente inaccettabile per i sindacati.

Abbandoniamo ora la cronologia dei fatti per entrare più nel merito della vicenda. Dopo aver colato a picco il CCL del granito, rifiutando nel contempo di confluire sotto quello nazionale dell’edilizia, l’AIGT si è lanciata in un’operazione di propaganda centrata sul fatto che le ditte avrebbero continuato a rispettare le condizioni di lavoro previste dal CCL del granito! In una lettera datata 12 giugno 2013 (cfr. doc 1), l’AIGT affermava che «i datori di lavoro tengono fede agli impegni assunti nei confronti dei dipendenti, garantendo i posti di lavoro alle condizioni precedenti e mantenendo il prepensionamento, e mai hanno avuto altra intenzione». Dopo lo sciopero del 16 giugno scorso, in un comunicato stampa, l’AIGT ribadiva di aver «inviato all’On. Zali una dichiarazione, dove si conferma l’impegno a mantenere tutte le condizioni di lavoro previste nel Contratto ticinese scaduto nel 2011, ivi compreso il prepensionamento FAR a 60 anni» (cfr. doc 2). Una domanda, molto retorica lo ammettiamo, sorge spontanea. Se le parole dell’AIGT fossero vere, perché mai ha affossato il CCL del granito del 2011 e si oppone ferocemente ad accasarsi sotto il CNM dell’edilizia? Il sindacato Unia non ha mai creduto alle parole dell’AIGT, soprattutto di quei “cavisti” che hanno operato in prima linea e incessantemente per dotarsi degli strumenti per estrarre il maggior profitto possibile dal lavoro degli scalpellini. Il pericolo, infatti, era ed è in prospettiva. Inizialmente le condizioni di lavoro contrattuali sono rispettate dalla maggioranza delle ditte. Poi, progressivamente, quelle più determinate iniziano ad abbassare salari e condizioni di lavoro, dando così la stura alla generalizzazione di un verticale e rapido peggioramento: l’individualizzazione dei contratti in un regime di dumping. In questo scenario, tutti i padroni, cattivi e “meno cattivi”, sono invischiati in un circolo vizioso: se la ditta A abbassa i salari, anche la ditta B deve farlo per non perdere gli appalti… È la legge della concorrenza.

Oggi si sta compiendo quanto si temeva: è emerso il primo caso, per quanto possiamo documentare oggettivamente, di una ditta che sta applicando salari al ribasso, salari da dumping. A rendere ancora più pericoloso e preoccupante questo caso è il fatto che il promotore della svolta è il presidente della stessa AIGT!

Mauro Bettazza è il proprietario della Bettazza Graniti SA, con sede a Cevio. Mauro Bettazza è pure presidente dell’AIGT dal 1999 ed è uno dei massimi difensori della linea padronale più brutale, quella che ha portato all’affondamento del CCL del granito.

I fatti sono semplici. Mauro Bettazza assume, a fine giugno 2013, un “operatore della pietra”, impiegato nel settore della lavorazione dello gneiss (cfr. contratto di lavoro). Naturalmente, l’operaio è assunto con la categoria salariale C, ossia come “manovale”, la categoria più bassa dal punto di vista salariale. Il Bettazza, però, non si limita a questo. Va ben oltre. L’operaio si vede costretto ad accettare un salario lordo di 20 franchi l’ora, ossia un salario inferiore di 5,25 franchi l’ora rispetto al salario minimo del CCL del granito 2011 e di 5,45 franchi rispetto al minimo del CNM attualmente in vigore! Se calcoliamo il salario orario lordo sulla base del costante di 176 ore mensili, l’operaio ha ricevuto 3’520 franchi mentre avrebbe dovuto ricevere, secondo il CCL Granito 2011, ben 4’444 franchi lordi. Una differenza di 924 franchi mensili, pari al 21% in meno! Per l’operaio, la perdita non riguarda solo il salario diretto, ma incide pesantemente anche a livello del salario assicurato all’AVS, alla LPP e, se fosse residente, all’assicurazione disoccupazione. Di riflesso, il presidentissimo dell’AIGT ci guadagna anche a livello dei contributi sociali. L’operaio in questione è stato licenziato. Secondo nostre informazioni, ci sarebbero altri casi di dumping presso la ditta Bettazza Graniti SA.

Lasciamo ai lettori il compito di giudicare l’attitudine del presidente Mauro Bettazza. Invece, questa triste vicenda solleva importanti domande e prese di responsabilità a vari livelli:

  1. Come giudica l’Associazione industrie dei graniti marmi e pietre naturali del Ticino (AIGT) la politica aziendale del suo presidente? Più in generale, cosa ci può dire l’AIGT rispetto alle diverse e ripetute affermazioni pubbliche di rispettare integralmente il CCL Granito 2011?

  1. L’AIGT pensa di prendere posizioni e provvedimenti nei confronti del suo presidente, Mauro Bettezza? Infatti, quale presidente e, quindi, responsabile dei vari comunicati stampa emessi dell’associazione, ha spudoratamente mentito. Tutto normale e tutto accettabile?

  1. I colleghi padroni di Mauro Bettazza, nelle vesti di amministratore unico della Bettazza Graniti SA, come giudicano la politica di dumping salariale esercitata da quest’ultimo e, quindi, il fatto di aver avviato una pericolosa corsa alla concorrenza sleale?

  1. Infine, l’AIGT non ha nulla da dire agli scalpellini e alla popolazione ticinese? Qualche parola di rassicurazione, magari sulla necessità, ormai incontrovertibile, di rintrodurre il CCL Granito 2011 o di applicare il CNM dell’edilizia con i relativi controlli aziendali?

  1. All’onorevole Claudio Zali, responsabile del Dipartimento del territorio, chiediamo di prendere immediatamente provvedimenti circa l’improvvida decisione – maturata sulla base di quali elementi? – di riammettere le ditte ticinesi di cave associate all’AIGT, e che non rispettano volutamente il contratto valido nel settore (CNM), fra i soggetti che possono partecipare al bando pubblico (dello scorso 7 novembre) per la manutenzione delle strade cantonali per il quadriennio 2015-2018. Alla luce dei fatti, il Dipartimento del territorio non considera la sua decisione come una pericolosa breccia aperta nei confronti del dumping salariale e una scelta in palese contraddizioni con gli indirizzi politici e il rispetto delle leggi cantonali? Il Dipartimento del territorio è favorevole o contrario alla lotta contro il dumping salariale?

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