Galliker Transport AG: quando il tasso di cambio diventa una fonte supplementare di profitti

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Le grosse ditte di autotrasporti e di logistica sembrano essere fra i principali soggetti che stanno sfruttando il rafforzamento del franco per peggiorare in maniera pesante i livelli salariali dei loro dipendenti, in particolare di quelli frontalieri. Abbiamo già pubblicato il caso del gruppo Schöni AG. Indizi relativi ad altri casi di autotrasportatori ci sono giunti, senza, purtroppo, avere ancora i necessari riscontri oggettivi.

Il caso in questione riguarda una ditta di autotrasporto, probabilmente la più grande in Svizzera. Per certi versi, come illustreremo fra poco, il caso del gruppo Galliker Transport AG può essere considerato come il peggiore finora registrato. E questo per diverse ragioni. In primo luogo perché la politica aziendale adottata nei confronti della forza lavoro frontaliera non trova nessuna giustificazione – se mai ciò fosse possibile – neppure volendo ammettere che l’abbandono del tasso fisso franco/euro possa peggiorare il grado di competitività delle ditte svizzere. La politica aziendale del gruppo Galliker Transport AG costituisce, nella fattispecie, un brutale quanto indegno stratagemma per gonfiare i profitti della proprietà. In secondo luogo, la famiglia che controlla il gruppo Galliker Transport AG ha rapporti chiari con l’Unione Democratica di Centro, un partito che ha fatto della superiorità del padronato elvetico e della massima liberalizzazione del mercato del lavoro svizzero i perni centrali del proprio sviluppo politico. Infine, il caso è grave in considerazione dell’importanza di questo gruppo e, quindi, del suo ruolo di riferimento quale rappresentante del padronato, il quale, fra le calde lacrime versate da un’AITI per un immaginario sentimento anti-imprenditoriale, continua a sfruttare a piacimento la forza lavoro, indigena e frontaliera.

Veniamo, finalmente, alla presentazione del caso in questione.

 

La Galliker Transport AG è una società familiare. Fondata nel 1918 da Josef e Alice Galliker-Bachmann, la conduzione della società passa a Peter e Helena Galliker che ne garantiscono lo sviluppo su scale nazionale e internazionale. Nel 2006, le redine del gruppo passano ai figli Peter (junior), Rolf ed Esther Studer-Galliker. Oggi il gruppo dispone di 17 filiali distribuite in 6 paesi (Belgio, Italia, Lussemburgo, Svezia, Slovacchia e Svizzera), le quali impiegano 2‘300 persone. Con una flotta di 90 furgoni, 900 camion e 1‘350 rimorchi, la Galliker Transport AG è principalmente attiva nella logistica per il settore automobilistico, nella logistica cargo, nella logistica alimentare e nella logistica per la farmaceutica. In Ticino, il gruppo possiede una filiale a Sant’Antonino.

Come accennato più sopra, i dirigenti attuali del gruppo Galliker Transport AG sembrano essere molto contigui all’Unione Democratica di Centro. In primo luogo, nel consiglio d’amministrazione del gruppo siede Peter Uhlmann, membro UDC del Granconsiglio del canton Zurigo. Il comitato centrale dell’UDC si è riunito, a fine 2013, nei locali della sede centrale (Altishofen) della Galliker Transport AG, come attestato dalle numerose fotografie pubblicate sul sito dell’UDC.

In un’intervista assai recente, il CEO Peter Galliker sottolineava che l’80% della cifra d’affari è realizzata all’interno del mercato elvetico. Inoltre, specificava il CEO, dei 1’000 autisti impiegati dal gruppo, 160 sono slovacchi e si occupano dei trasporti per l’Europa occidentale. A livello internazionale, il gruppo ha dovuto limitare i costi per rispondere alle esigenze della clientela estera, quindi imponendo bassi salari ai propri dipendenti esteri, per esempio quelli slovacchi. Però, Peter Galliker afferma che questa politica «non ha nulla a che fare con il mercato nazionale; in Svizzera, inoltre, l’impiego di autisti residenti all’estero non è ammesso» (www.zentralplus.ch, 30 aprile 2014). Affermazione, questa, completamente falsa dal punto di vista legale. A parte questo dettaglio, la Galliker Transport AG impiega in Svizzera dei lavoratori che vivono all’estero, ossia dei frontalieri. E su questo aspetto non ci sono problemi. Non è il caso, invece, per quanto riguarda i salari. Infatti, abbiamo le prove di un caso di un ex lavoratore della Galliker Transport AG il quale non ha solo subito una consistente decurtazione salariale, ma il salario è stato corrisposto in euro. Il lavoratore in questione è un frontaliere assunto presso la casa madre di Altishofen, quindi attivo come autista anche sul territorio svizzero.

Il lavoratore è stato assunto nel 2005 come autista C/E, per un salario lordo di 4’200 franchi mensili, senza tredicesima. Nel 2010, il lavoratore è obbligato a firmare un nuovo contratto di lavoro: il salario, questa volta, è di 2’940 euro lordi! Ciò significa che il tasso di cambio CHF/EURO applicato dalla Galliker Transport AG è stato, al momento della firma del nuovo contratto, di 1,42 CHF/EURO, mentre, nello stesso giorno della firma del contratto, il tasso era di 1,36, quindi la ditta si è fatta un utile supplementare del 4,2%! Uno dei problemi è che il tasso di 1,42 CHF/EURO deciso arbitrariamente dalla Galliker è diventato un tasso fisso, anticipando addirittura la Banca Nazionale Svizzera…, in quanto, fino alla fine del rapporto di lavoro avvenuta a inizio giugno 2014, tale tasso è rimasto invariato dal 2010!

È possibile quantificare i danni subiti dall’autista frontaliere della Galliker? Il sindacato Unia sta procedendo ai conteggi del caso. Però, una misura anche se approssimativa possiamo comunque proporla, limitandoci al solo salario di base, ossia senza calcolare le perdite in termini AVS e di Cassa pensione. Dunque, se prendiamo il salario base lordo di 4’200 franchi e lo moltiplichiamo per il periodo durante il quale è stato applicato il nuovo contratto in euro (da metà 2010 a metà 2014), ossia 46 mesi, otteniamo la cifra di 193’200 franchi. Se a questo montante applichiamo il tasso di cambio deciso dalla Galliker di 1,42 CHF/EUR, otteniamo un salario lordo totale di 136’054 euro. Peccato, però, che questo tasso di cambio sia completamente arbitrario, senza nessun rapporto con la realtà. Abbiamo calcolato la media del tasso di cambio sul periodo preso in considerazione (metà 2010 – metà 2014). Questo ammonta a 1,248 CHF/EUR. Quindi, se applichiamo questo tasso medio ai 193’200 franchi lordi che il nostro lavoratore avrebbe guadagnato, otteniamo un risultato di 154’807 euro lordi. Ciò significa una perdita secca di 18’750 euro oppure di 23’400 CHF. E il conteggio è stato fatto solo sul salario di base lordo. Andrebbero computate anche le perdite occasionate al lavoratore in termini di salario indiretto (AVS, LPP).

 

Effettivamente, abbiamo le prove oggettive relative a un caso. Ma qualsiasi persona normalmente costituita considererà poco plausibile che una ditta come la Galliker Transport AG abbia imposto queste condizioni indegne a un solo lavoratore frontaliere, non fosse altro che per una questione di puro interesse materiale. Secondo le informazioni raccolte dal sindacato Unia, la filiale di Sant’Antonino della Galliker Transport AG impiega dai 12 e 15 impiegati frontalieri (suddivisi fra autisti e autisti). Inoltre, la casa madre di Altishofen avrebbe sotto contratto tra i 10 e 15 autisti frontalieri italiani. Non sappiamo quanti siano frontalieri tedeschi e francesi sono impiegati dal gruppo. Le stesse fonti indicano che la decisione adottata di pagare in euro e al tasso indicente dell’1,42 CHF/EUR sarebbe stata applicata, a partire dal 2010, a tutti i lavoratori frontalieri impiegati dalla ditta a livello svizzero! Non sappiamo a quanti ammontino effettivamente gli autisti – ma non solo – assunti in Svizzera ma frontalieri: 50, 100, 200 o di più? E il guadagno derivante da questa più che probabile politica aziendale lo lasciamo calcolare ai lettori… Possiamo solo sperare che grazie questa denuncia, altri lavoratori si facciano avanti.

La Galliker Transport AG ha dunque scaricato il rischio aziendale sul dipendente, azione illegale sanzionata dal Codice delle obbligazioni. Ma non si può neppure più parlare di questo. L’azienda, un gigante svizzero dei trasporti, ha semplicemente elevato il grado di sfruttamento della forza lavoro frontaliera oltre l’immaginabile. Il tasso di cambio è diventato una variabile di aggiustamento del tasso di profitto della Galliker Transport AG.

 

Questa vicenda, però, ci deve fare riflettere su un aspetto fondamentale. Mai come oggi appare evidente che in Ticino e in Svizzera i padroni possano agire nella più completa libertà, ovvero la libertà di sfruttare a piacimento i propri lavoratori. Perché è questa l’essenza della “libertà d’impresa”, la quale consiste nella facoltà data al padrone di sfruttare il legame di subordinazione al quale è sottoposto il lavoratore. Detto altrimenti casi come quelli riportati sul nostro sito esistono e si riproducono perché da una parte ci sono migliaia di lavoratori e lavoratrici che per sopravvivere devono vendere la loro forza lavoro a pochi “datori di lavoro” che sono in grado di acquistarla. Quando, come nel nostro paese, i diritti, le leggi e i contratti collettivi di lavoro favorevoli ai salariati hanno lo spessore di una carta velina, questo “rapporto di subordinazione” si realizza nella maniera più brutale, lasciando ai padroni la possibilità di ottenere profitti inaccettabili, come nel caso della Galliker Transport AG…