Mikron Holding AG taglia i salari dei propri operai

Quanto temevamo si sta concretizzando. Fra le società che hanno deciso di usare il franco forte per salvaguardare o aumentare il proprio margine di profitto a scapito della forza lavoro, si è inserito anche un importante gruppo industriale, espressione del grande capitale elvetico. Facciamo riferimento al gruppo Mikron Holding SA, con sede legale a Bienne. L’effetto trainante rischia di essere dirompente.

Il gruppo Mikron è uno dei principali fornitori mondiali di soluzioni di lavorazione automatizzata per processi di produzione ad alta precisione. Il gruppo è suddiviso in due divisioni: Mikron Machining e Mikron Automation.

Mikron Machining è fornitore leader di sistemi di lavorazione personalizzati, per la realizzazione di componenti complessi in metallo e di alta precisione in quantitativi elevati. La maggior parte del fatturato proviene da aziende dell’industria automobilistica, orologiera e degli strumenti di scrittura.

Mikron Automation è uno dei produttori leader a livello mondiale di soluzioni di automazione personalizzate per l’assemblaggio e il controllo ad alta precisione di prodotti che non superano le dimensioni palmari. Questo segmento è attivo principalmente nell’industria delle apparecchiature mediche e nell’industria farmaceutica, automobilistica e nei beni di consumo. Sotto la divisione Mikron Machining ricadono le società Mikron Agno SA, Mikron Tool Sa Agno, Mikron GmbH Rottweil (Germania), Mikron Corp. Monroe (USA). Mikron Automation raggruppa invece le seguenti società: Mikron SA Boudry, Mikron Corp. Denver (USA), Mikron Berlin GmbH (Germania), Mikron Singapore Pte Ltd, Mikron Shanghai Ltd (Cina). Complessivamente, Mikron Holding SA occupa circa 1’200 dipendenti.

 

Una situazione economica florida… soprattutto per gli azionisti!

 

Dopo le difficoltà incontrate nel 2009, il gruppo Mikron Holding SA si è rapidamente risollevato e rilanciato. Il fatturato è in continua crescita: dai 150 milioni di franchi del 2009, il gruppo è passato ai 249,5 milioni del 2014, un aumento pari al 66%. Nell’attesa della pubblicazione del rapporto annuale, prevista per inizio marzo, pochi sono i dati già disponibili per il 2014. Uno di questi riguarda appunto il portafoglio ordini a fine anno, aspetto sul quale la direzione del gruppo ha posto fortemente l’accento. La ragione è presto spiegata: si tratta, con tutta probabilità, dell’unica posta che si salderà con un leggero saldo negativo. Nelle scarne anticipazioni fornite, Mikron Holding SA insiste sulla contrazione del portafoglio ordini: questi sono passati dai 122,4 milioni del 2013 ai 117 milioni del 2014, ossia una diminuzione del 4,4%. I confronti possono essere molto relativi. Giova ricordare, a questo proposito, come il portafoglio ordine fosse di 51,2 milioni nel 2009, di 84,2 milioni nel 2010, di 95.9 milioni nel 2011 e di 109,5 milioni nel 2012. La crescita nel 2014, rispetto al 2012, è stata dunque del 6,85%… La strategia padronale è sempre la stessa: dipingere uno scenario negativo e prospettive ancora più catastrofiche. Vale la pena di ricordare che difficilmente si può parlare di risultato o tendenza negative quando degli ordinativi passano da 122 milioni a 117! La finalità di mettere pressione sui lavoratori è dunque assolutamente evidente. Anche se la redditività nel 2013 è stata considerata dal gruppo Mikron come poco “soddisfacente”, il reddito operativo aziendale non è stato negativo: 5,2 milioni, pari al 2,2% del fatturato. Nel 2012, questo era stato di 11,2 milioni, ossia il 4,8% del fatturato. Gli stessi vertici aziendali scrivono che la contrazione – comunque un risultato positivo! – è dovuto in buona parte a fattori straordinari. Comunque, già nel 2014, il gruppo ha varato misure che dovrebbero rapidamente rilanciare il tasso di redditività. Attendiamo i risultati del 2014.

Concludiamo sottolineando un aspetto che avrà un’importanza particolare rispetto agli elementi che analizzeremo nel corso del nostro articolo. Il gruppo Mikron, indipendentemente da qualsiasi risultato registrato, ha rispettato, in maniera ferrea, una costante: la priorità nel remunerare il capitale azionario! Anche quando a partire dal 2011, il potere d’acquisto degli operai frontalieri ha subito una continua erosione a causa dal cambio fisso a 1,20 CHF/€, gli azionisti della Mikron Holding SA hanno ottenuto, quale premio per i loro “sforzi e sacrifici”…, un dividendo complessivo di 1,7 milioni di franchi! Sul periodo 2008-2013, gli azionisti del gruppo si sono così intascati 10,2 milioni di franchi. Alla faccia della simmetria dei sacrifici…

2015: sfruttiamo il franco forte per aumentare i profitti, sulle spalle dei lavoratori!

 

La decisione della Banca Nazionale Svizzera (BNS) sembra aver posto un solo grande quesito alla direzione della Mikron Holding SA: come approfittare della situazione par migliorare ulteriormente la remunerazione degli azionisti. Con il comunicato stampa del 22 gennaio scorso, Mikron Holding SA affermava che «al momento non è ancora possibile stimare quali conseguenze avrà la decisione della Banca nazionale svizzera di abolire il limite inferiore del tasso di cambio con l’euro sullo sviluppo del Gruppo Mikron».

Eppure, mentre scriveva queste parole, la direzione del gruppo aveva già deciso di usare la scusa del franco forte per aumentare il tasso di sfruttamento di una parte della sua forza lavoro, quelle delle controllata Mikron Tool SA Agno e Mikron Agno SA, inglobate nella divisione Machining.

La Mikron Tool SA Agno si occupa in particolare della produzione di utensili da taglio per tutti i tipi di lavorazione: centraggio, foratura, fresatura, alesatura, sbavatura. Il 70% di tutti gli utensili da taglio di Mikron Tool sono utensili speciali di alta precisione con i quali sono riforniti i mercati “high-end”, i mercati di alta gamma. Detto altrimenti, Mikron Tool, come di buona parte del gruppo Mikron, sviluppa una competitività – quindi un capacità di conquista di parti di mercato nei confronti della concorrenti internazionali – basata sul principio della non-price competition, ossia di una produzione che trova uno sbocco a prezzi elevati perché costruita su fattori come la qualità reale e assoluta, l’efficienza del servizio dopo vendita, la rapidità e il rispetto dei termini di consegna, lo sviluppo tecnologico continuo, ecc. Commentando i risultati del 2013 della divisione Machining, il gruppo scriveva che la «situazione è migliorata nella seconda metà dell’anno grazie a dei prodotti innovativi e in alcuni casi senza rivali nel settore degli strumenti e dei servizi alle imprese, come anche alle acquisizioni di un certo numero di progetti chiave nel settore dei macchinari» (cfr. Mikron, Annual Report 2013, p. 33). Nella versione corta del rapporto annuale 2013, Mikron Holding SA riferiva che se Mikron Machining ha conosciuto uno sfruttamento ridotto della capacità produttiva nel terzo trimestre con ripercussioni sull’utile, è anche vero che questo è da ritenersi comunque rilevante rispetto a quello della concorrenza. Infatti, l’utile ante interessi e imposte, l’EBIT, registrato nel 2013 dalla divisione Mikron Machining è di 6,2 milioni di franchi, pari al 5% del fatturato netto, in calo rispetto al 2012 ma comunque positivo in termini assoluti. Sfortunatamente non sono ancora disponibili i risultati per il 2014 ma le informazioni che circolano sembrano indicare che il gruppo, e in particolare la divisione Mikron Machining, godano di buona salute produttiva e finanziaria.  Un nuovo sistema salariale fluttuante… Nonostante questo scenario, la direzione del gruppo ha elaborato un accordo, datato 28 gennaio 2015, per delle «misure per contenimento degli effetti derivanti dalla decisione della BNS del 15.01.2015 di rinunciare alla soglia minima di cambio EUR/CHF 1,20». La differenza fra un grande gruppo del capitalismo svizzero e le imprese di settori marginali dell’industria è anche data dalla possibilità di usufruire dei servizi di avvocati di spessore. Infatti, il gruppo Mikron ha ridotto il numero delle infrazioni legali commesse da altre imprese dell’industria e non. In particolare, ha evitato discriminazioni fra lavoratori residenti e frontalieri. L’accordo si applica a tutti i lavoratori, nella stessa misura. Pur avendo agito con circospezione e soppesando tutte le implicazioni legali, il gruppo Mikron ha elaborato un accordo che comunque scarica il rischio d’azienda sulle spalle dei lavoratori, infrangendo così il Codice delle obbligazioni. Neppure i lavori di cosmesi attuati riescono a nascondere la sostanza dell’accordo: si tratta di una decurtazione salariale imposta ai dipendenti. In sostanza, il sistema escogitato serve a nascondere il lavoro gratuito e la conseguente decurtazione salariale. Il perno attorno al quale gravita il nuovo sistema è l’evoluzione del tasso di cambio EURO/CHF che influisce sulle ore giornaliere che i dipendenti devono eseguire. Per esempio, se dal 20 febbraio al 20 marzo, il tasso medio è stato di 1,07 €/CH, gli operai dovranno lavorare durante il mese successivo, ossia dal 20 marzo al 20 aprile, 9 ore al giorno, quando l’orario di lavoro contrattuale è di 8 ore al giorno. Se invece, il tasso medio di cambio è stato di 1,13 €/CH, gli operai saranno obbligati a lavorare 8,5 ore al giorno per tutto il mese successivo. I più attenti potranno opinare che, fondamentalmente, si tratta di ore straordinarie. Se così fosse, l’operazione non servirebbe a nulla, dal punto di vista degli interessi del gruppo. L’elemento creativo e concreto risiede nel fatto che il salario rimane invariato, che si lavori 8 ore, 8,5 ore o 9 ore al giorno! Se prima il salario era di 4’000 franchi (esempio) per 173 ore mensili, ossia 23,10 CHF/ora, con il nuovo sistema il salario è sempre di 4’000 franchi ma per 184 ore (21,70 CHF/ora) o, rispettivamente, 195 ore mensili (20,50 CHF/ora). Un sistema semplice quanto geniale: sembrano ore straordinarie e invece è una riduzione salariale.La direzione, offre un’altra opzione, la quale, in sostanza, giunge allo stesso risultato della prima: una riduzione del salario, questa volta in maniera diretta. Detto altrimenti, i lavoratori della Mikron Tool possono scegliere una decurtazione diretta del salario in funzione della fluttuazione del tasso di cambio EUR/CHF: da 1,10 a 1,499, -5%, da 1,0500 a 1,0999, -7% e da 0,9500 a 1,0499 un bel -10%. La differenza rispetto alla prima opzione risiede nel fatto che gli operai non subiranno un aumento delle ore lavorate… mentre chi sceglie la prima opzione dovrà lavorare più a lungo per lo stesso salario, diminuendo il salario orario. Trovate la differenza…Da notare un altro aspetto particolarmente nauseabondo: tale “accordo” rimarrà in vigore per 15 mesi, ossia fino al 31 maggio 2016! Con la possibilità di prorogarlo per altri 15 mesi..E naturalmente siamo confrontanti a un’operazione illegale. Infatti, rimane sempre una manovra tesa a scaricare sui lavoratori le eventuali fluttuazioni del tasso di cambio €/CH, un semplice quanto evidente rischio d’impresa.  Stesso principio anche alla Mikron Agno SA… Questo martedì, ai lavoratori della Mikron Agno SA è stato sottoposto un accordo simile a quello proposto agli operai della Mikron Tool SA. In sostanza, gli operai hanno accettato di lavorare 30 minuti in più al giorno, per un totale di 42,5 ore settimanali. Naturalmente, questo aumento di ore settimanali non pagate equivale a una riduzione del salario orario. Né più, né meno del principio applicato ai lavoratori della Mikron Tool. L’accordo prevede anche l’abolizione di alcuni diritti di cui beneficiano i turnisti (indennità per uso diversi macchinari). Ma non è tutto. Sembra che fra due mesi la direzione valuterà la situazione e in assenza di “miglioramenti”, si procederà allo “step 2”, comprensivo di nuove “misure di crisi” che andranno a ridurre ulteriormente il salario.  Ai lavoratori è stata raccontata tutta la verità? La direzione del gruppo Mikron scrive (cfr. doc 1) che l’elaborazione dell’accordo è stata definita con la commissione del personale di Mikron Tool, in particolare analizzando «i dati economici finanziari (…) e le prospettive future e le difficoltà economiche che Mikron Tool SA Agno dovrà affrontare in conseguenza della fluttuazione valutaria EUR/CHF». Avremmo voluto conoscere anche noi i dati economici finanziari in maniera precisa. Abbiamo sommariamente accennato al fatto che i dati del 2013 e le prime indicazioni per l’anno 2014 non sembrano indicare una situazione particolarmente negativa, né dal punto di vista economico, né da quello finanziario. Scartabellando il rapporto di attività del 2013, abbiamo però scoperto che Mikron Holding AG si è vaccinata per evitare le “malattie contagiose” legate alle fluttuazioni dei tassi di cambio. E non poteva essere altrimenti, considerato che il 90% della produzione è venduto sui mercati internazionali e che il gruppo possiede diverse filiali all’estero…Sempre nel rapporto di attività 2013, si legge che « I rischi di cambio delle società del Gruppo derivanti da transazioni commerciali future sono consolidate dalla Tesoreria del gruppo e coperti centralmente. La Tesoreria del Gruppo copre economicamente tra il 25 % e il 100 % dei flussi di cassa netti in euro e USD sull’arco di 12 mesi. I contratti a termine sono il principale strumento utilizzato per la copertura» (cfr. Mikron, Annual Report 2013, p. 75). I contratti a termine su valute sono dei contratti di acquisto o di vendita a scadenza, che permettono di fissare nell’immediato il prezzo di un prodotto finanziario ad una certa data nel futuro. Il contratto a termine è lo strumento classico per l’eliminazione totale del rischio sui cambi. In data 31 dicembre 2013, il gruppo aveva iscritto a bilancio contratti a termine per oltre 16,5 milioni di franchi! Una copertura assicurativa sui rischi legati ai cambi più che abbondante. Senza contare le altre soluzioni adottate dal gruppo, come il fatto che una parte dei redditi in valuta estera, per esempio in dollari, non è riconvertita in CHF ma usata per compensare le spese nella stessa valuta. Alla luce di questi elementi, la giustificazione dell’imposizione dell’accordo per le “difficoltà economiche in conseguenza della fluttuazione valutaria EUR/CHF” appare piuttosto pretestuosa. Con una copertura dei rischi garantita e una situazione produttiva tutto sommato non preoccupante, il sistema salariale “proposto” ha dunque un obiettivo principale: diminuire la quantità di lavoro pagata, ciò che permette di aumentare il plus-valore aziendale e, in ultima istanza, i profitti del gruppo. Un buon sistema per continuare a garantire il pagamento dei dividendi agli azionisti, e magari aumentarli. Mikron Holding AG ha dimostrato con coerenza di avere un valore sicuro, indipendentemente dalla congiuntura: la remunerazione del proprio capitale sociale. Da questo punto di vista, non è stato fatto il benché minimo sacrificio…  Alcune puntualizzazione sul carattere sociale di Mikron Holding AG… Nella definizione dell’accordo proposto dalla direzione del gruppo si legge che «sono stati presi in considerazione dalle Parti i pareri preliminari delle associazioni padronali e delle parti sindacali» (cfr. doc 1). L’affermazione non corrisponde al vero. Per quanto riguarda le “parti sindacali”, è stata interpellata solo ed esclusivamente l’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese (OCST), considerati i suoi buoni rapporti con la direzione di Mikron Tool SA Agno e il fatto che tutti gli operai della ditta sono suoi iscritti… Il sindacato Unia è stato tenuto all’oscuro di tutto. E comprensibilmente: Unia non avrebbe mai dato il suo beneplacito a un accordo di questo tipo. E che la direzione di Mikron Tool SA Agno non abbia la minima volontà di discutere in maniera trasparente con tutte le parti sindacali è data dal suo comportamento negli ultimi giorni. Per il sindacato Unia, il fatto di non avere iscritti in una ditta non costituisce una ragione valida per rinunciare a difendere gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici. In questo senso, venuti a conoscenza del piano ideato, i funzionari di Unia hanno distribuito un volantino ai cancelli, volantino che forniva diverse informazioni e argomenti ai lavoratori per opporsi a queste politiche aziendali. Considerata la buona ricezione del volantino, il sindacato Unia ha organizzato delle assemblee sui tre turni presso il Birrificio di Bioggio, in modo da poter discutere con gli operai in un contesto più “tranquillo” e valutare la possibilità di creare un’azione di opposizione all’accordo. Una volta venuta a conoscenza di questa iniziativa, la direzione di Mikron Tool SA Agno si è prontamente attivata, facendo pressione sulle maestranze affinché boicottassero questi appuntamenti. Non contenta, la direzione ha inviato alcuni suoi “rappresentanti”, alla vigilia delle assemblea, presso il Birrificio di Bioggio per avere conferma della riservazione della sala da parte del sindacato Unia. Il giorno delle assemblee, questi “rappresentanti” sono stati visti fuori dal ristorante, pronti a prendere nota degli operai che avessero osato sfidare l’invito della direzione a non presentarsi agli appuntamenti organizzati da Unia. L’altra parte “sindacale”, invece, non ha proferito verbo sull’intera vicenda, dall’elaborazione dell’accordo ai tentativi di intimidire gli operai che avessero voluto sentire una campana diversa, preferendo compiere azioni mediatiche in realtà produttive dove non hanno iscritti, né accordi e “buoni uffici” con le direzioni. Operazioni a costo zero…Quanto esposto più sopra mostra la realtà dei rapporti all’interno di molte aziende ticinesi. Naturalmente la direzione di Mikron Tool SA Agno potrà dire che tutti gli operai hanno firmato l’accordo. È vero. Ma non possiamo fare astrazione delle condizioni con le quali questa adesione “bulgara” è stata ottenuta: la minaccia sottointesa che un eventuale rifiuto del nuovo contratto individuale comporterebbe la disdetta del rapporto di lavoro e la soppressione del diritto degli operai di potersi informare e valutare delle alternative, anche confrontandosi con un altro sindacato… Quando gli imprenditori applicano le decisioni dei politici imprenditori… Il 21 gennaio, l’ATS riportava le affermazioni del ministro dell’economia Schneider-Ammann in merito alle risposte che gli imprenditori devono dare all’abbandono del tasso fisso franco/euro: «si deve discutere apertamente anche di durata di lavoro, di flessibilità dei tempi di lavoro, di salari, di contributi sociali, di indennità e di spese. Tutti dovranno fare concessioni affinché l’economia elvetica rimanga concorrenziale». In questo frangente, Johann Schneider-Ammann agiva non solo come rappresentante di spicco di una classe sociale, quella dei padroni, ma anche per interesse personale, ossia quale capitalista individuale. Infatti, una quota importante del gruppo Mikron Holding AG è di proprietà dello stesso Johann Schneider-Ammann e della sua famiglia, nonché dei suoi amici storici.

Nel 2003, una cordata d’imprenditori rileva il gruppo Mikron Holding AG, il quale versa in una situazione di crisi. Si trattava di Johann Niklaus Schneider-Ammann, attraverso il forziere di famiglia l’Ammann Group Holding AG, del miliardario basilese Rudolf Maag, di Anton Affentranger (attraverso la sua società CIMA), dell’impresa Tegula AG, società di partecipazioni controllata principalmente dalla famiglia Schmidheiny e della fondazione di previdenza del personale del gruppo Rieter AG. La nuova proprietà ristruttura e rilancia il gruppo Mikron Holding AG in maniera piuttosto brutale, tagliando oltre due terzi della forza-lavoro impiegata, tramite licenziamenti, cessioni di filiali, ecc. A fine 2003, il gruppo impiegava 3’159 dipendenti, di cui 850 in Svizzera. A fine 2005, la forza lavoro totale era diminuita a 983 unità, mentre il personale occupato in Svizzera ammontava a 837 unità. Allo scoppio della crisi del 2009, il gruppo dirigente della Mikron Holding AG reagisce “prontamente”. Dopo aver aumentato leggermente la forza lavoro impiegata tra il 2005 e il 2008, da 983 a 1’126 unità, Johann Niklaus Schneider-Ammann e compagnia, impugnano l’ascia e tagliano, durante il 2009,  165 posti di lavoro, riportando il totale a 959 unità. Questa volta è la produzione in Svizzera a subire il più violento ridimensionamento: dai 912 lavoratori attivi sul territorio elvetico a fine 2008, si giunge ai 787 di fine 2009, una riduzione di 125 unità. La maggior parte di questi tagli riguarda il principale sito produttivo del gruppo: nel dicembre 2009, questo annuncia il licenziamento di 116 lavoratori presso la fabbrica di Agno, la quale occupava 460 persone a tempo pieno. Da notare che Johann Schneider-Ammann ha presieduto, dal 1999 al 2010, l’associazione padronale Swissmem che rappresenta gli interessi dell’industria metalmeccanica ed elettrica svizzera. Nel novembre del 2010, è eletto in Consiglio federale come ministro dell’economia. A partire da questa data, abbandona tutti gli incarichi detenuti in diverse società e gruppi, fra i quali anche Mikron Holding AG. Naturalmente, abbandonare i consigli d’amministrazione è una cosa, vendere le proprietà è un’altra. Infatti, ancora oggi, l’Ammann Group Holding AG controlla il 41,6% del capitale di Mikron Holding AG, l’amico fidato di famiglia Rudol Maag il 14,1% e la fondazione di previdenza del personale del gruppo Rieter AG il 10,5%.

Questo intreccio di interessi fra politica e imprenditoria, deve suscitare della domande. In primo luogo, vorremmo che il consigliere Scheinder-Amman si esprimesse sul fatto che il gruppo di proprietà della sua famiglia, la Mikron Holding AG, infrange la legge scaricando il rischio d’impresa sui lavoratori. Un consigliere federale è il depositario delle leggi e responsabile del loro rispetto. Come qualifica l’azione della Mikron Tool SA Agno, partecipata dalla sua famiglia? Più in generale, qual è la posizione del consigliere federale Schneider-Ammann nei confronti di quelle ditte che scaricano il rischio d’impresa sulle spalle dei lavoratori, che discriminano i lavoratori frontalieri – quindi infrangono gli accordi sulla libera circolazione delle persone -, che interpretano, quindi, le leggi solo ed esclusivamente a loro favore? Attendiamo risposta. Come l’attendiamo, sempre, dal direttore dell’AITI, il signor Stefano Modenini. Infatti, Mikron Holding AG è un’impresa associata di AITI…