Costruire sull’usura…

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A marzo del 2017, il sindacato Unia segnalava alla Polizia Giudiziaria Cantonale il caso di una ditta edile sospettata di aver imposto alle proprie maestranze un regime di usura. La società in questione è la Elia Costruzioni SA, all’epoca dei fatti ubicata a Paradiso. Dopo gli accertamenti del caso, dopo i primi interrogatori, il sindacato Unia riusciva a convincere un certo numero di lavoratori a costituirsi accusatori privati. A partire da questo momento scatta formalmente l’inchiesta nei confronti dei titolari della ditta citata. Il 13 dicembre 2017, Francesco Conforti, amministratore unico della ditta Elia Costruzioni SA, ed Eleonora Brusoni, contabile della stessa ditta, sono incarcerati preventivamente con l’accusa di usura per mestiere (art. 157 cifra 2 CPS). Rimarranno in stato di fermo fino al 12 gennaio 2018.
Il reato di usura colpisce «chiunque sfrutta lo stato di bisogno o di dipendenza, l’inesperienza o la carente capacità di discernimento di una persona per farle dare o promettere a sé o ad altri, come corrispettivo di una prestazione, vantaggi pecuniari che sono in manifesta sproporzione economica con la propria prestazione».
Nel caso della ditta Elia Costruzioni SA, i titolari hanno sfruttato, da giugno del 2015 e fine dicembre 2017, almeno 18 operai edili, sottopagandoli rispetto ai parametri fissati dal Contratto Nazionale Mantello per l’edilizia principale (CNM), approfittando appunto dello stato di bisogno di questa forza-lavoro, inattiva da diverso tempo a causa della negativa congiuntura economia italiana, e della necessità incalzante di provvedere ai bisogni delle rispettive famiglie.

Salari super-scontati

Conforti e Brusoni hanno versato ad almeno 18 operai una retribuzione oraria che variava fra i 9 euro e 15 euro l’ora, invece di salari orari che avrebbero dovuto situarsi, contrattualmente, tra i 32,81 e i 38,36 lordi! Globalmente, secondo quanto ricostruito, la ditta Elia Costruzioni SA avrebbe versato una massa salariale netta di 268’262 CHF, mentre quella legale avrebbe dovuto essere di 486’065 CHF netti. Soltanto a livello salariale, la ditta ha ottenuto un indebito guadagno pecuniario netto di 217’803 CHF. Una manifesta sproporzione economica pari a una media del 44,81%! Il tutto in poco più di 2 anni di attività sul territorio ticinese…
Benché la ricostruzione operata dall’Equipe finanziaria del Ministero Pubblico sia accurata, non è escluso che il guadagno illecito possa essere superiore a quello che abbiamo riportato. Sembrerebbe, infatti, che altri lavoratori siano stati sfruttati per periodi più brevi, di 3-4 mesi, retribuiti in contanti. Quindi il profilo totale derivato dell’usura praticata della ditta Elia Costruzione SA potrebbe essere più elevato.
Il meccanismo adottato per coprire è ormai quello classico, più volte denunciato dal sindacato Unia. Le buste paga riportavano un salario orario conforme al CNM ma veniva drasticamente ridotto il numero di ore effettivamente lavorate, facendo così quadrare il salario corrisposto a quello fissato nel CNM. Rispetto alle ore realmente lavorate, il salario orario era appunto compreso tra i 9 e i 13 euro…

E i committenti incassano nell’ombra…

Se il sindacato Unia non si stancherà di perseguire aziende che addirittura operano commettendo gravi infrazioni di natura penale come l’usura, con grande dispendio di energie e di risorse finanziarie, è necessario sottolineare come questa battaglia – piuttosto solitaria considerato il generale disinteresse da parte delle associazioni padronali di categoria e delle istituzioni politiche cantonali – rischia di essere vana se ci si limita a colpire solo alcuni degli attori in gioco, ossia le imprese edili. Sulla base dell’esperienza accumulata dal sindacato Unia appare ormai evidente come questa imprenditorialità costruita essenzialmente sullo sfruttamento grave, illegale della forza lavoro sia possibile soprattutto grazie all’azione centrale svolta dai “committenti”, siano essi società immobiliari, studi d’architettura, fiduciarie o “semplici privati”.
La ditta Elia Costruzioni SA ha ristrutturato immobili a Lugano, Paradiso, Carabbia, Montagnola, Massagno, Gentilino, Breganzona, Melide, ecc. perché ha trovato “committenti” che hanno imposto prezzi ampiamente e palesemente al di sotto di quelli ricorrenti sul mercato dell’edilizia ticinese. La responsabilità dei “committenti”, per la maggior parte nostrani, nel fomentare queste gravi forme di dumping salariale e sociale (ricordiamo che anche le assicurazioni sociali e fiscali perdono importanti entrate da queste pratiche) è assolutamente oggettiva e ormai comprovata e confermata pure dalle deposizioni assunte nell’ambito del procedimento. Sarebbe ora di chiedere ai committenti di assumere la loro grande parte di responsabilità nell’approfondimento del processo di degenerazione che colpisce il settore dell’edilizia e tutto il mercato del lavoro ticinese.
Il ruolo dei committenti non può più essere sottaciuto. La sua centralità deve diventare un elemento di un più vasto dibattito pubblico e politico. Le occasioni non mancheranno. Il sindacato Unia ha già da tempo segnalato al Ministero Pubblico un grosso caso di dumping e di usura che vede coinvolti cantieri pubblici e privati di grande portata, come anche diverse importanti imprese edili ticinesi. Un altro caso, altrettanto importante, dove pubblico e privato concorrono insieme nell’alimentare il sottocosto e, quindi, forme di sfruttamento inaccettabili, è in corso di elaborazione.

SSIC, se ci sei batti un colpo…

Nell’attesa, il sindacato Unia gradirebbe conoscere, in merito a queste problematiche fondamentali, l’opinione della Società Svizzera degli Impresari Costruttori, sezione Ticino, la quale, nell’ultimo rinnovo contrattuale cantonale firmato a metà gennaio 2019, ha richiesto con vigore maggiore flessibilità del lavoro e un taglio dei salari degli apprendisti muratori ma non ha proposto nessuna misura concreta per combattere la guerra dei prezzi in atto nel settore, fonte, come ormai ampiamente documentato, della degenerazione in atto nell’edilizia nostrana. Il silenzio, colpevole, su questo fronte si è fatto ormai assordante… La SSIC-Ticino sarà in grado di proporre misure concrete, radicali per combattere questi fenomeni? Oppure continuerà a far pesare sulle spalle degli operai edili il recupero della guerra dei prezzi in atto fra i suoi membri? Il Cantone tutto attende una risposta.

Sindacato Unia, Manno (25 aprile 2019)