Lotta ai fallimenti: una bolla di sapone politica…

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Nei prossimi giorni il Parlamento ticinese dovrà discutere il Rapporto della Commissione della gestione e delle finanze sul messaggio 11 luglio 2017 concernente la riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare.
Nell’autunno del 2017, il sindacato Unia Ticino aveva denunciato, attraverso un suo studio, il consolidamento del fenomeno dei fallimenti criminosi, “a scopo di lucro”, in un contesto generale in materia di fallimenti che vede il cantone Ticino largamente in testa per numero e perdite finanziarie generate da queste pratiche. Una situazione grave, sia in termini sociali, economici e finanziari: negli ultimi 21 anni la media annua delle perdite generate dalle liquidazioni di fallimenti finanziarie è stata di 252,5 milioni di franchi, contro i 134,2 milioni della media svizzera.
Successivamente, la Commissione della gestione e delle finanze decideva che la riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare doveva essere separata dal Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali.
Ebbene, chi si attendeva anche un solo timido cambiamento di rotta politico davanti a un fenomeno sempre più inquietante per le sue derive sociali ed economiche non può che considerare il rapporto della Commissione come un fallimento… politico.
Infatti, per quel che riguarda i fallimenti, la Commissione ha deciso di lasciare sostanzialmente immutata la situazione. Nei fatti, a prevalere è l’obiettivo di rispettare il “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali”. La lotta efficace contro i fallimenti, in particolare quelli “fraudolenti e pilotati”, decade davanti all’imperativo dei tagli finanziari. Infatti, un cambiamento di orientamento politico in questo ambito avrebbe richiesto non solo l’annullamento delle ridicole misure di risparmio – 1,460 milioni per solo Settore esecuzioni e fallimenti! – già adottate ma, soprattutto, il reinvestimento delle eccedenze generate da questo Settore nell’assunzione di diverse decine di unità di personale qualificato da spendere nell’azione preventiva e repressiva di questi fenomeni nefasti.
Ricordiamo a questo proposito che il Settore esecuzioni e fallimenti genera una spesa totale di 13,7 milioni di franchi (in massima parte da imputare alle spese per il personale che ammonta a 110 unità). Le entrate, principalmente costituite da quanto recuperato dai fallimenti, ammontano a 24 milioni di franchi! Il saldo positivo di 10,3 milioni di franchi permetterebbe, senza generare ulteriori costi allo Stato, di tranquillamente creare una cinquantina di posti di lavoro supplementari, assumendo personale altamente qualificato (contabili, fiscalisti, economisti, giuristi, ecc.). Senza contare che un tale investimento, si aumenterebbero anche le nuove entrate perché aumenterebbero i crediti recuperati grazie all’azione di questa forza-lavoro supplementare. E senza contare la riduzione delle perdite per lo Stato grazie a un rafforzamento dell’effetto deterrente creato da un tale cambiamento di attitudine nel combattere i crimini fallimentari.
Invece, questo saldo di positivo di 10,3 milioni deve andare a “finanziare” la gestione corrente dello Stato, a tappare i buchi generati dagli sgravi fiscali a raffica. Il sacrificio della lotta contro i crimini fallimentari sull’altare della politica del “meno Stato” non farà altro che aumentare le perdite finanziarie pubbliche, creare ancora più precarietà, favorirà il dumping salariale, lo sfruttamento criminoso della forza-lavoro. In breve contribuirà ad accentuare la deriva sociale che caratterizza questo cantone.
La “misura faro” invocata dal rapporto – tralasciando le misure di riorganizzazione degli uffici, misure di innocue – è l’aumento di “3 unità nella funzione di Gestore fallimentare”, ripescate dall’Ufficio di esecuzione… Nei fatti non si tratta di un reale aumento del personale ma di un semplice trasferimento interno di risorse. Nulla è detto sul profilo professionale, in termini di competenze, di queste 3 unità spostate all’Ufficio dei fallimenti. Operazione che oltretutto deve preparare il prossimo pensionamento di alcuni funzionari dello stesso Ufficio dei fallimenti! Però, la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti otterrà in regalo un/una nuovo/a segretario/a di Direzione…
In definitiva il Rapporto della Commissione della gestione e delle finanze, dal punto di vista concreto della lotta ai fallimenti criminosi, non offre assolutamente nulla. Si tratta di un piccolo atto di cosmesi che non determinerà nessun cambiamento rispetto al pericoloso processo in atto da diverso tempo in Ticino, peggiorato negli ultimi tempi. La coscienza di questo stato di cose è data dalla conclusione elaborato nel rapporto, laddove la stessa Commissione scrive che «si ritiene indispensabile richiedere al Governo di presentare, dopo due anni dall’approvazione della presente riorganizzazione da parte del Gran Consiglio, un rapporto di verifica e valutazione del settore alla luce delle criticità emerse».
Questa conclusione racchiude perfettamente la contraddizione che attraversa tutto il rapporto della Commissione. I suoi membri hanno perfettamente capito la gravità della situazione, la necessità di un cambiamento politico-amministrativo-giudiziario nell’aggredire il fenomeno, ma hanno preferito rispettare i principi dell’austerità finanziaria dello Stato. Una scelta grave e irresponsabile.
Il sindacato Unia Ticino si sarebbe aspettato una presa di posizione politica più coraggiosa e misure concrete più incisive. Un segnale politico tanto più necessario per sbloccare una situazione che fra chi lotta contro i fallimenti criminosi, come il sindacato Unia, si sta facendo demoralizzante. Un esempio? Quello di una società edile che sta andando verso il 3° fallimento, mentre l’esposto inoltrato da Unia per bancarotta fraudolenta, cattiva gestione, diminuzione dell’attivo a danno dei creditori, favori concessi a creditori, omissione della contabilità, reati legati al 2° fallimento (!), giace dormiente dal mese di giugno del 2018 nei cassetti del Ministero pubblico. Ancora non si sa a quale procuratore pubblico sia stato affidato l’incarto… Nei primi due fallimenti, la ditta edile aveva lasciato perdite per 3,8 milioni di franchi. Per il 3° fallimento, stimiamo prudenzialmente un buco di almeno un altro milione di franchi. Dimenticavamo: la dozzina di operai impiegata ha 4 mesi di arretrati salariali…

Per ulteriori informazioni:

Vincenzo Cicero (079 239 37 70), responsabile Unia Ticino Sottoceneri