Smartisti per la casa SA: quando il crimine paga…

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Lo scorso 20 aprile 2018, il procuratore pubblico Andrea Pagani ha emesso una condanna nei confronti dell’ormai fu ditta Smartisti per la casa SA, attiva nell’edilizia ticinese. Si tratta di uno dei diversi casi inoltrati dai sindacati al Ministero pubblico e ancora pendenti. E altri ne arriveranno prossimamente. Questo a dimostrazione che la situazione è molto grave, contrariamente ai rappresentanti del padronato, di tutti le sponde, che continuano a parlare di “casi sporadici”, di “mele marce”, ecc.

Il ruolo compiacente di molte (troppe) fiduciarie…

La vicenda Smartisti per la casa SA pone con vigore anche un’altra problematica, più volte sottolineata dal sindacato Unia, ossia quella legata all’assoluta anarchia in vigore nel mondo della compra-vendita di società giuridiche – in mano al potente settore delle fiduciarie – e all’altrettanta assoluta incapacità da parte delle varie autorità pubbliche di controllare e limitare, anche minimamente, questo fenomeno.
La Smartisti per la casa SA nasce da un innesto societario preesistente. Infatti, nel 2011 è fondata la I.D.V. SA, società anonima attiva teoricamente in diversi campi: immobiliare, commerciale, finanziario, ecc. Dotata di una capitale sociale 100’000 chf interamente liberato, la I.D.V. SA è trasformata, nel 2012, nella IDV Invest SA, sempre e naturalmente dotata di un capitale sociale di 100’000 chf. Cambia però lo scopo societario: il “nuovo” soggetto si prefigge l’acquisto e la vendita di articoli di moda maschile e femminile, in particolare nel ramo dell’abbigliamento e degli accessori. Inoltre può essere attiva nel campo della promozione di eventi vari, in quello della comunicazione, la produzione di film (!) e, tanto per restare nel classico, anche in quello della “promozione, l’acquisto, la vendita, l’amministrazione di beni immobili commerciali, industriali, amministrativi e residenziali”. Dietro queste “permutazioni societarie”, c’è naturalmente una fiduciaria, nella figura di Fabiola Gibelli van Lamsweerde, amministratrice unica delle due società. Nella sua attività la Gibelli figura in 28 società, attive e liquidate. Attualmente la sua “piattaforma” centrale è rappresentata dalla fiduciaria Vian Sagl di Lugano.
Nel mese di ottobre del 2013, la IDV Invest lascia il posto alla Smartisti per la casa SA, operazione sempre condotta dalla Gibelli che ricoprirà la caricata di amministratrice unica fino a inizio gennaio 2015. Nuovo nome, ennesimo nuovo scopo sociale: «piccoli lavori di ristrutturazione e di manutenzione stabili, opere da muratore, posa piastrelle per rivestimento pavimenti, prestazione di manodopera nel campo dell’edilizia e del montaggio mobili, trasporti, traslochi e montaggio mobili ed infissi». La “nuova” società è dotata di un capitale sociale di 100’000 chf interamente liberato. A questo punto sorge una prima domanda: se la nuova società si occupa di “piccoli lavori di ristrutturazione” perché mai deve disporre di una capitale sociale di 100’000 chf, assolutamente sproporzionato rispetto alle esigenze aziendali? La risposta è semplice e rinvia, appunto, al redditizio mercato di soggetti societari organizzato dalle società fiduciarie indigene. La fondazione di una società anonima (SA) o di una società a garanzia limitata (SAGL) richiede l’apertura, da parte del fondatore o dei fondatori, di un conto deposito presso una banca sul quale depositare il capitale dell’impresa in via di formazione (50’000 chf per le SA e 20’000 per le SAGL). Una volta pubblicata la fondazione della società nel Registro di commercio, i fondi sono versati sul conto corrente dell’azienda e il conto deposito è annullato. Quindi, i fondatori recuperano interamente il capitale avanzato. È questa l’attività “specialistica” alla quale si dedicano molte fiduciarie ticinesi. A questo punto non resta che vendere questi nuovi fiammanti soggetti societari ai clienti interessati. Secondo quanto si sussurra nell’ambiente, il prezzo di mercato di una SA già “formattata” si aggira sugli 8’000-10’000 chf, mentre quello di una SAGL sui 4’000-5’000 chf. Il prezzo aumenta se nel pacchetto si sceglie che la fiduciaria appaia come membro degli organi societari (spesso come revisore dei conti) oppure che un membro della fiduciaria appaia individualmente come membro degli organi societari (per esempio amministratore unico). Questo servizio permette di “rispettare” l’obbligo di avere almeno un membro degli organi societari che sia domiciliato in Svizzera.
Se è vero che mercato delle società “formattate” gestito dalle fiduciarie sembra essere legale, è altresì innegabile che questa attività favorisce e facilita l’azione di aziende che spesso, troppo spesso, non hanno interesse a impiantare attività economiche sane, mirando al guadagno immediato “spaccando” i prezzi e recuperando il loro margine di profitto sullo sfruttamento sempre più brutale delle forza-lavoro impiegata, per poi fallire quando l’osso è stato spolpato. Riducendo fortemente i costi di coloro che vogliono aprire una società in Ticino, fiduciarie senza scrupoli stimolano “legalmente” derive economiche e sociali, sfociando anche, come nel caso in questione, in gravi reati penali.
Dopo questa doverosa precisazione, ritorniamo alla Smartisti per la casa SA. La sua vita societaria è piuttosto inqueta: come già detto in precedenza, a gennaio 2015, l’amministratrice unica Fabiola Gibelli van Lamsweerde si dimette ed è sostituita da tale Alessio Di Giovanni. A marzo 2015, entra nella società in qualità di direttore Jonathan Cascio. A fine novembre 2015, Alessio Di Giovanni dimissiona dal posto di amministratore unico e viene sostituito da tale Sonia Russo, impiegata dalla fiduciaria Procenter Consulting SA di Chiasso. A fine febbraio 2016, anche questa amministratrice unica si dimette. La società diventa priva di amministrazione. Il 9 agosto 2016, la Pretura del Distretto di Lugano dichiara lo scioglimento della società e ne ordina la liquidazione in via di fallimento. Si arriva dunque alla fine di questa vita da falena ma molto più intensa: a marzo 2017 la Smartisti per la casa SA in liquidazione è radiata d’ufficio a causa della mancanza di attivi.

L’usura: un crimine che rende…

Mentre si sviluppano queste mutazioni societarie, la Smartisti per la casa SA è attiva sul territorio. Anche la vita produttiva di questa società è breve ma, come vedremo, sufficiente per causare pesanti danni sociali ed economici. Stabilire con esattezza il suo periodo di attività reale è piuttosto difficile, ma dovrebbe essere compreso tra la metà del 2015 fino ai primi mesi del 2016. Insomma, al massimo un anno. Il lettore attento si chiederà come è possibile che una ditta spuntata dal nulla possa trovare rapidamente lavoro. Una domanda lecita che rinvia a un altro grave problema di fondo: il ruolo determinante dei committenti che spesso fanno nascere queste ditte oppure ne sfruttano l’esistenza. Si tratta, il più delle volte, di una strategia pianificata tra il committente e l’impresario. Il primo realizza un importante guadagno illecito, ottenendo prezzi inferiori anche del 50% a quelli di mercato, scaricando sull’impresa qualsiasi rischio. Il secondo sa perfettamente che il suo margine di profitto è determinato dal maggior tasso di sfruttamento che riuscirà imporre alla sua forza-lavoro e dalla sistematica evasione degli oneri sociali e delle tasse esistenti. L’impresario è anche perfettamente conscio del fatto che la sua attività potrà avere vita breve, uno o due anni. Una vita da falena dunque, scientemente pianificata perché costruita sul principio del fallimento a scopo di lucro, alimentato dall’assenza di qualsiasi conseguenza, sul piano civile e penale, perché a nessuno interessa combattere questa pericolosa deriva. Anche dietro il caso della Smartisti per la casa SA si nasconde un committente complice, nella fattispecie una società attiva nella fornitura di arredi per la casa, piuttosto conosciuta al pubblico e ai sindacati. Sfortunatamente non disponiamo di prove oggettive per denunciare questo committente, anche se il sospetto è praticamente certezza…
La Smartisti per la casa SA fallisce dopo pochi mesi di vita generando una perdita accertata di 282’000 CHF, in massima parte costituita da salari e oneri sociali non pagati. Ma vi è di peggio: il sindacato Unia ha infatti ravvisato anche gli estremi di gravi infrazioni penali, poi confermate dalla condanna formulata dal Ministero pubblico. In sostanza la Smartisti per la casa SA, nella persona del direttore con firma individuale Jonathan Cascio, si è resa colpevole del grave reato di ripetuta usura nei confronti di almeno 6 operai . Ricordiamo che il reato di usura – articolo 157 del Codice penale svizzero – concerne «chiunque sfrutta lo stato di bisogno o di dipendenza, l’inesperienza o la carente capacità di discernimento di una persona per farle dare o promettere a sé o ad altri, come corrispettivo di una prestazione, vantaggi pecuniari che sono in manifesta sproporzione economica con la propria prestazione». Nel caso concreto, la Smartisti per la casa SA ha pagato dei salari netti tra i 15 e i 20 franchi netti all’ora, allorquando il contratto collettivo dell’edilizia prevede un salario orario minimo di 25,45, il quale al lordo ammonta a 32,40 CHF/ora. E lo ha fatto sfruttando degli operai in disoccupazione in Italia da lungo tempo. Globalmente la Smartisti per la casa SA avrebbe dovuto versare una massa salariale, sulla base del CCL edilizia, di 68’592 CHF mentre i 6 operai hanno ricevuto complessivamente solo 12’734 CHF. Il guadagno del direttore Jonathan Cascio è stato perciò di 55’858 CHF! Un margine di profitto pazzesco dell’81,4%! Ribadiamo che si tratta di cifre concernenti “solo” 6 operai.

… e che è privo di rischi, in Ticino almeno

I più potranno pensare che, per una volta, questa triste vicenda si sia conclusa con un lieto fine: i “buoni” hanno recuperato quanto loro tolto, i “cattivi” sono stati puniti in maniera esemplare. Nulla di tutto ciò. E questo è un altro problema centrale con il quale si confrontano coloro che cercano di combattere queste forme estreme e abbiette di sfruttamento.
Infatti, la Smartisti per la casa SA è fallita lasciando 282’000 CHF a carico della collettività pubblica e dei lavoratori. Il committente della ditta, vero burattinaio occulto, ha intascato un bel margine grazie al sottoprezzo praticato dalla Smartisti per la casa SA sulla pelle della forza-lavoro. Le due fiduciarie, soprattutto la Vian Sagl, hanno incassato per i loro servizi. Il direttore della Smartisti per la casa SA, Jonathan Cascio, dopo aver rubato 55’558 CHF ai suoi operati è stato sì condannato “usura ripetuta” ma a una pena detentiva di 6 mesi sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e a una multa di 1’000 CHF, ossia l’1,8% dei sui guadagni illeciti!
Il sindacato Unia non pensa assolutamente che un inasprimento delle condanne basti per combattere ed estirpare lo sfruttamento dei lavoratori. È però ovvio che le due pene inflitte al datore di lavoro di questa vicenda, ma come troppo spesso succede, sono prive di qualsiasi carattere deterrente, dissuasivo. In sostanza Jonathan Cascio, ormai uccel di bosco, non ha trascorso un minuto in galera e ha pagato una miseria di multa mentre ha potuto tranquillamente conservare nelle proprie tasche il risultato dei suoi guadagni criminali! Se non fosse vero, una persona normalmente costituita non potrebbe credere che questa sia la realtà del 2018. È chiaro che fino a quando il sistema penale svizzero, sia per quanto riguarda le pene detentive che quelle pecuniarie, non subirà un decisivo cambiamento nel senso di un radicale inasprimento, il lavoro di chi cerca di arginare queste derive continuerà a rimbalzare contro un vero e proprio muro di gomma fatto di interessi economici e politici. Alla stessa stregua è necessario perseguire anche i committenti, sempre più decisivi nell’avere un ruolo centrale in questo sistema. Non sappiamo se ci siano già oggi gli strumenti giuridici per farlo. Ma è anche vero che senza un azione più decisa da parte delle istituzioni coinvolte, in primo luogo il Ministero pubblico cantonale, il quadro legale non potrà evolvere, dando un segnale chiaro al mondo imprenditoriale: la strada dello sfruttamento rimane libera e priva di rischi…

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La cifra di 6 operai corrisponde semplicemente al numero di coloro che hanno voluto partecipare alla denuncia penale. In realtà, gli operai sfruttati sono stati molti di più.