Una lotta lunga ed estenuante contro il dumping condotta dal sindacato Unia…

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Il caso della BN Costruzioni è emblematico dell’assenza di veri strumenti, anche repressivi, per combattere chi pratica il dumping e lo sfruttamento della forza lavoro in Ticino, in questo caso nell’edilizia.
La BN Costruzioni s.r.l. di Romentino (NO) inizia la sua attività in Ticino tramite il ricorso alla manodopera distaccata, ossia la facoltà data a un’impresa estera di occupare la sua manodopera in Svizzera per un’attività lucrativa di durata inferiore ai 90 giorni. Riscontrate tutta una serie di irregolarità, anche grazie alle segnalazioni di UNIA, le autorità competenti negano all’azienda con sede nella provincia di Novara l’autorizzazione ad occupare manodopera sul suolo Ticinese.
Problema risolto! Un “ulteriore” dimostrazione dell’efficacia delle misure di accompagnamento!

Probabilmente no! Poiché l’imprenditore a capo di questa operazione, Vincenzo Perretta, non si perde d’animo. Apre infatti la B.N. Costruzioni Generali – S.R.L., Romentino, succursale di Iragna, allo scopo di aggirare i limiti imposti dalla Legge sui lavoratori distaccati e continuare a operare indisturbato.
La puzza di bruciato si sente da chilometri di distanza e per trasformare i sospetti in certezze, ora che gli strumenti legali garantiti dalle misure di accompagnamento si sono esauriti, si rende necessario da parte del Sindacato Unia un lungo lavoro di pressione e di costruzione di legami di fiducia con gli operai edili della ditta in questione.
Settimane di lavoro che permettono alla fine di stabilire come questi operai siano pagati 1’500 franchi al mese (il minimo salariale è di 4’433 franchi lordi!). Con il sostegno del sindacato gli operai rifiutano di continuare a lavorare a queste condizioni, chiedendo il rispetto del contratto collettivo dell’edilizia. La committenza viene così obbligata a rescindere il contratto con la B.N. Costruzioni Generali – S.R.L., Romentino, succursale di Iragna e a garantire lei stessa l’impiego per tutte le maestranze alle condizioni di lavoro in vigore nell’edilizia.

Tutto bene quello che finisce bene? Mica tanto. L’indomito impresario Vincenzo Perretta apre la P.A. Lavori Generali SA, questa volta con l’ausilio di un prestanome (suo genero Abitante Domenico).
Le modalità sono praticamente le stesse: forza lavoro importata dall’Italia e sottopagata, sfruttando la fame di lavoro che esiste nella Penisola.

La nuova ditta è attiva a Bellinzona e oltre ai lavori edili svolge opere di gessatura, pittura e posa piastrelle, ovviamente senza essere autorizzata in nessuno di questi settori.
I funzionari del sindacato UNIA sono intervenuti oggi, coinvolgendo le autorità competenti per fermare il cantiere. Oltre ad una serie di irregolarità contrattuali, emerge nuovamente che gli operai sono pagati fino a un massimo di 100 euro al giorno, rispetto ai circa 300 franchi di cui avrebbero diritto (non tutti, alcuni non ricevono infatti quel misero salario da 2 mesi!).

Il cantiere è fatiscente e le condizioni farebbero rabbrividire chiunque, tranne la Società Svizzera Impresari Costruttori (SSIC) di Bellinzona… Infatti, il cantiere dista non più di 500 metri dalla sede della SSIC, in bella vista. Probabilmente alla SSIC si sono dimenticati di attivare l“App per smartphone Segnalazione cantieri sospetti” oppure il suo raggio d’azione non supera i 200 metri… .
Il problema di fondo è che questo genere di operazioni non serve a combattere il dumping salariale, è pura sabbia negli occhi, tanto per dimostrare che gli impresari edili ticinesi sono sensibili alla problematica. Per combattere realmente ed efficacemente questo processo degenerativo è necessario rafforzare il contratto nazionale mantello dell’edilizia e quello ticinese, in termini di diritti, di veri strumenti d’indagine e di sanzioni. Invece, la SSIC Ticino opera nel senso opposto, sostenendo la proposta della SSIC nazionale di rinnovare senza modifiche e per un solo anno il CNM! Invece di urlare slogan sulla situazione meravigliosa che si vive sui cantieri ticinesi, la SSIC dovrebbe decidere definitivamente quale strada intraprendere. Quella di un’edilizia ticinese dove il dumping salariale costituisce la variabile decisiva in un mercato dominato da una concorrenza basata quasi esclusivamente sul minor prezzo e sull’eliminazione diretta dei concorrenti, alla ricerca del massimo profitto immediato. Oppure quella di un’edilizia con regole precise in materia di diritti dei lavoratori, condizione fondamentale affinché la concorrenza avvenga sul piano della qualità offerta, dei servizi erogati, garantendo così un futuro sano e più duraturo di questo settore.